Re e Topi
di Paolo Gera

Che città è?

Carpi è una popolosa cittadina tra Modena e Reggio Emilia. Più a nord c'è Mantova. Terra piatta, un tempo paludosa. Nel suo territorio si coltiva il riso, ma Carpi era famosa un tempo per le maglierie e ora per la moda, i marchi di tendenza (Blumarine, Anna Molinari, Liu Jo, Gaudì, Twin Set). Conta 71080 abitanti di cui 10.000 stranieri (pakistani, cinesi, magrebini, senegalesi). Carpi è la sede del consorzio Terre d'Argine e i diritti degli stranieri sono garantiti da una consulta che si riunisce periodicamente. Interferenze. Ricordo che nei film di guerra che guardavo da ragazzino e poi nei fumetti che leggevo, i cinesi erano definiti “topi gialli”.





New Babylon

di Francesco Gori

Ricordate le soirées dada, le deambulazioni dei surrealisti, le derive urbane dei situazionisti? Per tutto il ventesimo secolo le avanguardie hanno immaginato un futuro nomade, erratico, fatto di spazi urbani cangianti, dove nulla è ciò che sembra e ogni angolo, ogni strada, ogni piazza può trasformarsi nel luogo di un evento, di un incontro, di una situazione.





IL "PRIMITIVO"
Lo spazio impuro della cultura

di Francesco Gori

L'intera umanità è eternamente e in ogni epoca schizofrenica
Aby Warburg

Gli appunti preparatori alla conferenza sul Rituale del serpente, classificati al Warburg Institute come Pueblo Indians Lecture Drafts, contengono le intuizioni più folgoranti di Warburg sull’antropologia generale. È in queste note, infatti, che ha formulato la sua concezione dell’Unzerstörbarkeit des Urmensches, la “indistruttibilità dell’uomo primitivo” che rimane “inalterata al mutare delle epoche e delle culture”, la cui fisionomia si ritrova nei simboli e nei rituali degli indiani pueblos, nella tragedia della Grecia classica, nell’arte del Rinascimento Fiorentino e nella cultura della civiltà contemporanea.














Ho qualcosa da dire sul poetico
di Matteo Meschiari

Ho qualcosa da dire sul poetico anche se tutto quello che ho scritto qui o altrove ha sempre avuto a che fare con il poetico. Lo faccio a partire da qualcosa che ho vissuto poco fa e che a due ore di distanza mi sembra già incastonato in un’ambra remota. Irraggiungibile.


EPISTEMOLOGIE DEL TARDO OCCIDENTE
di Matteo Meschiari


Prendete un gruppo di persone e date loro un tema di discussione. Queste persone devono essere sociologi, antropologi, filosofi, scienziati, psicologi, critici di qualcosa e, se non stona, “pensatori tout court”. Il tema di discussione deve essere genericissimo, vastissimo, tipo sensi, bellezza, natura, fantasia, felicità, frittata, nonna. Le persone che chiamate devono avere un’età compresa tra i settanta e gli ottant’anni (meglio se ottanta) e devono essere sempre le stesse ogni anno. Sempre gli stessi, anzi, sono maschi. Maschi famosi. Inserite per inpar condicio l’elemento presunto equilibrante: un giovane, un botanico, una donna. Cuocete tutto per tre giorni in una città provinciale dove si mangia bene e otterrete un festival completamente inutile dal punto di vista del pensiero. La moda, di questo parliamo, si è assestata in una piccola mappa norditaliana dove eventi del genere piacciono assai perché distraggono, per quasi settantadue ore, dalla morale produttivista della Brianza Saudita e dell’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR non Orwell).



APPENNINICA


Appenninica è l’esito di un progetto ventennale su paesaggio, immaginario e parola poetica. Diviso in tre sezioni (Sulle piste della selvaggina, Memorie della biosfera, Canto bruno) raccoglie 61 poesie di breve e media lunghezza. Argomento dominante è il paesaggio, le dinamiche geologiche e biologiche del pianeta, l’antropologia dei popoli cacciatori-raccoglitori, la dimensione effimera del tempo e della memoria. Con scelte tematiche e stilistiche che si discostano dalla tradizione lirica italiana, Appenninica è una ricerca ispirata all’epica orale, alla filosofia delle immagini, alla poesia di lingua inglese (Dylan Thomas, Kenneth White, Gary Snyder, Seamus Heaney, Derek Walcott). L’Appennino, microcosmo geografico e laboratorio di “esercizi naturali”, è un liber naturae per ragionare su una nuova poetica della terra e sulla relazione tra l’uomo e il cosmo.

Qui un'intervista di Mariadonata Villa all'autore.




ARCIPELAGHI NELLA MENTE
di Matteo Meschiari

[testo apparso sul Manifesto il 17 agosto 2016, qui in una versione rivista e corretta]. 

Primo arcipelago. La Navigatio Sancti Brendani è un’opera latina del X secolo che, ricalcando gli antichi racconti celtici di navigazioni per mare, detti immrama, narra la storia di un gruppo di monaci irlandesi che si abbandona alla deriva, anno dopo anno, in un arcipelago sconosciuto e fantastico. Nel perfetto stile medievale che mescola mostri e realtà concreta, assistiamo a una lunga carrellata di mirabilia e morfologie insulari dettagliate. Questo, assieme a molti altri elementi, ci spiega l’enorme fortuna letteraria di un testo capace di ispirare, a detta di alcuni, anche l’opera di Dante.




CINQUE TESI CONTRO L'ANTISPECISMO
di Matteo Meschiari


Un ripensamento radicale del rapporto animale-uomo è necessario, specialmente in un regime di consumismo esasperato. L’industria alimentare globale, lo sfruttamento intensivo, la sofferenza taciuta sono problemi urgenti e reali. Un vero ripensamento deve poggiare su una presa di coscienza allargata, ma le idee e le pratiche antispeciste tendono a radicalizzare i termini del problema e a estremizzare le posizioni degli attori sociali. Questo accade perché le pratiche (giuste o sbagliate) rielaborano idee (giuste o sbagliate) in base a logiche di massa. In particolare, la forza (di comunicazione) e la debolezza (politica) dell’antispecismo poggiano su 5 punti critici. Non tutto l’antispecismo ne è toccato, ma il problema è là.





La mappa perfetta
Frammento da un inedito di Maurizio Corrado


Armando aveva la passione delle carte geografiche. Le disegnava. Faceva il contabile ma era felice solo quando, finiti i noiosissimi calcoli, poteva tornare nel suo studiolo e tirare fuori la mappa. Era molto orgoglioso della sua mappa. Era talmente grande che aveva fatto costruire un tavolo apposta unendone tre normali. La mappa della pianura.





Pensare il pleistocene
di Francesco Gori

Se dovessi scegliere tra la verità e Cristo, io sceglierei Cristo
F. Dostoevskij


Pensare il pleistocene significa pensare un dopo della civiltà che non sia l'apocalisse.

La civiltà agraria (in termini biblici: l'agri-cultura stanziale cainita che ha assassinato la mobilità pastorale di Abele) ha prodotto benessere, ma anche feudi e latifondi, schiavismo e diseguaglianza. Da che esiste si sostiene sul mito dell'apocalisse, lo spettro del crollo, che in termini politici e sociali non è altro che la perdita del privilegio.
























Zombie Class Hero
di Valentina Rametta 

A Stefania,
to a point of needless blinding shine.


Restiamo umani, restiamo umani! Dopo gli attentati di Parigi soffriamo di attacchi di panico da disumanizzazione. Un giovane mussulmano si è bendato gli occhi per offrire abbracci a Place de la Republique. Perché l'amore dev’essere cieco, senza frontiere, praticamente deve rimuovere la vista del terribile altro. Amore puro insomma, trasparente a se stesso, amore senza lacuna nella visione. Tanto puro che in questo momento così tragico è venuto fuori anche un eroe sublime, un cane d'assalto delle teste di cuoio francesi morto durante il blitz eseguito in un covo di terroristi a Saint-Denis. A dare la notizia su Twitter in tempo reale è stata la stessa police nationale en mission. Anche un animale vittima dell'Isis. Allora #jesuischien, che “la vita di un cane vale quanto quella di un uomo”, recitava un tweet.




So cute, so sad
di Matteo Meschiari

In questi giorni si parla di una nuova "crudeltà sugli animali": una leonessa di un anno è stata sezionata davanti a un pubblico di bambini nello "zoo degli orrori" di Copenhagen. Dopo la giraffa Marius, è ora il turno di un felino in sovrannumero. Così, invece di concentrarsi sull'assurdità di un sistema in cui aggressività e sovrappopolazione diventano parametri per sfoltire gli ospiti coatti degli zoo, l'opinione pubblica si indigna profondamente per il coinvolgimento dei bambini in un atto di "barbarie".



Come la merda e l'affanno
di Valentina Rametta

“E infine all'epoca fu dato / il tipo di merda che aveva richiesto”. Sono gli ultimi versi di una poesia di Ernst Hemingway dal titolo The Age Demanded. In effetti la merda è una buona metafora per descrivere la situazione generale di vita che abbiamo oggi.


Nomadic Abstraction
Part 1: weeds
di Andrea Pavoni
  
All begins with a garden, the locus where the encounter between the human and the divine is mediated into a paradisiac normativity (pairi-daeza: 'enclosed space', from wall [daeza] and around [pairi]). Then is the turn of the whole Earth to be turned into a garden by the fallen Man, tasked with the duty to tame its unruly wilderness into an Edenic order.



Campus
di Francesco Gori

L’anno scorso mi è capitato di trascorrere alcuni mesi alla University of Chicago, per finire la tesi di dottorato.




NeanderSuv
di Francesco Gori

Andando a spasso per le città, di questi tempi, è facile imbattersi in una mutazione genetica nel linguaggio pubblicitario delle automobili.



Animalanima
di Matteo Meschiari

Avignone, 25 Place des Études. È qui che ha vissuto Pierre Boulle, l'autore de Il pianeta delle scimmie (1963). Ho abitato alcuni anni ad Avignone e non ne sapevo nulla. Non sapevo nemmeno che esisteva un romanzo e che il suo autore era francese. Poi mi sono ricordato che Vercors ha scritto nel 1952 Les animaux dénaturés e ho capito che i francesi, prima del cinema, hanno saputo dire la loro sull'antropopoiesi, pensando anche a un pubblico di non filosofi.









L'animale sbagliato
di Valentina Rametta

Vi ricordate dell'orsa Daniza? L'11 settembre dell'anno scorso venne uccisa durante un tentativo di cattura, dopo numerose incursioni nei dintorni del bosco di Pinzolo in Trentino. Non ha retto la dose di anestetico sparato per sedarla. Il livello d'indignazione collettiva è stato talmente elevato che la sua morte ha generato una partecipazione emotiva sensazionale. Per tutti si trattava di una vicenda drammatica e scandalosa, una sconfitta della società civile.























Tre montagne
di Matteo Meschiari

Tre montagne, tre storie accidentali sulla fine e sul senso. Un vecchio che tenta un’ultima scalata ma non si sa se ritorna, due amici che si trovano e si perdono sui sentieri della Resistenza, un figlio che ascolta le ultime parole del padre in un bosco senza tempo. Tre paesaggi e tre poetiche di paesaggio, perché la trama dei racconti, in questo libro, è un pretesto per raccogliere frammenti di spazio, movimenti di vento, geologie e passaggi di luce. Perché quello che conta, per una volta, è il modo in cui le terre si corrugano e popolano i sogni. Mentre le storie degli uomini rimpiccioliscono sotto montagne che somigliano a mondi, i vuoti e i pieni delle cime funzionano come masse mancanti, come baratri per le domande: chi siamo diventati? che cosa abbiamo lasciato? che cosa stiamo per dare a chi verrà dopo di noi? Per un attimo i paesaggi sembrano offrire indizi. Ma le montagne sono bambini. Crescono e vanno via.

(da ottobre in libreria)